La copertina di
questo Notiziario

Royal Mail Steamer
TITANIC
a 100 anni dal naufragio
di Duilio Curradi
Molti si chiederanno
cosa ci fa un’immagine del Titanic sul Notiziario di un’associazione di
turisti itineranti. Forse perché, seppure con mezzi diversi, erano itineranti
anche i passeggeri di quella sfortunata nave?
Non proprio. Si dà il
caso che chi ha la responsabilità di questo piccolo giornale ha anche il
“vizietto” di costruire modelli navali. Ed è proprio la fotografia di uno
di questi modelli, magistralmente montata su un suggestivo tramonto dal
bravissimo Stefano Corbetta (www.grafica-corby.com), ad apparire in
copertina.
Quest’anno ricorre il
centenario del naufragio. Tutti conoscono la storia del Titanic. La voglio
ricordare brevemente per poi aggiungere qualche mia considerazione.
La
tragica storia del Titanic
L’8 aprile 1912 il
Titanic lasciò il porto di Southampton pavesato a festa.
A bordo c’erano 2200
persone fra le quali la “crème” della società dell’epoca.
Dal lusso dei ponti
superiori, all’elegante seconda classe, attraverso la più modesta terza
classe destinata agli emigranti, giù giù fino ai locali caldaie dove
sudatissimi fuochisti infornavano carbone e sca-ricavano ceneri ardenti, il
Titanic poteva ben raffigurare la stratificazione della società del tempo. La
nave impersonava l’orgoglio di un’epoca, la fiducia eccessiva nelle
possibilità della tecnica, la presunzio-ne di infallibilità: era, infatti,
ritenuta da molti “inaffondabile”.
Il
Titanic si stava dirigendo verso New York. La velocità era di 20,5 nodi. A
bordo si intrecciavano feste, speranze, illusioni. Il
mare era calmo. La temperatura molto bassa.
Erano le
23.40 del 14 aprile 1912 quando, improvvisamente, scoppiò la tragedia. Le due
vedette in coffa scorsero un iceberg dritto di prora a soli 400 metri di
distanza. L’allarme, la disperata accostata a sinistra e il tentativo di
rallentare la corsa portando i telegrafi di macchina “indietro a tutta
forza” non furono sufficienti ad evitare l’impatto. La nave aveva appena
iniziato l’evoluzione verso sinistra quando, con la carena, strusciò contro
la parte immersa dell’iceberg. Nell’urto, fra le lamiere danneggiate, si
aprirono numerose vie d’acqua che interessarono ben cinque compartimenti
stagni. Troppi perché la nave potesse rimanere a galla.
L’ordine
di abbandonare la nave fu impartito dopo solo mezz’ora dalla collisione.
I
passeggeri, dapprima increduli, cominciarono di malavoglia a salire sulle
scialuppe che si allontanarono, almeno all’inizio, solo parzialmente cariche.
La nave immerse sempre più la prua fino a sollevare dall’acqua l’intera
parte poppiera. Alle 2.18 del 15 Aprile, con un forte boato, si spezzò fra la
seconda e la terza ciminiera.
La prua precipitò
verso il fondo e la poppa, dopo una parziale rotazione, la seguì.
A bordo c’erano
ancora oltre 1500 persone.
Settantatre anni dopo,
nel settembre 1985, una spedizione scientifica franco-statunitense ritrovò il
relitto.
Il Titanic, spezzato in
due tronconi, giace a 4000 metri di profondità in un punto situato a 49° 56'
di longitudine Ovest e 41°43' di Latitudine Nord.
Il modello
Quando Robert Ballard,
nel 1986, rintracciò il relitto io rimasi colpito dalle immagini che
cominciavano ad apparire sui giornali.
Nel mio
“mini-cantiere” avevo da poco terminato la costruzione del modello di un
mercantile e “lo scalo” era libero.
Superate le prime
perplessità dovute alle dimensioni del Titanic, alla difficoltà di trovare
disegni e informazioni, alla mia pretesa di costruire i modelli “anche
dentro”, mi sono buttato nell’impresa.
La storia della
costruzione ve la risparmio.
Vi
dico soltanto che i quattro ponti superiori sono completamente arredati. Se ne
volete sapere di più potete dare un’occhiata al mio sito personale (www.mitidelmare.it)
dove trovate anche le altre realizzazioni e molte notizie utili nel caso vi
venisse voglia di dedicarvi al modellismo navale.

La palestra
al ponte lance (nel modello)
Le mie
considerazioni
Dopo l’uscita del
Film TITANIC, di James Cameron, sono state scritte infinite storie.
Sono stati pubblicati
tanti libri e sono stati scritti tanti articoli.
Sono state prodotte
numerose teorie, alcune completamente sballate.
Io non ho la pretesa di
conoscere la verità. Di certo non ho seguito la
costruzione della nave e, tantomeno, ero a bordo al momento del naufragio. Sono
nato un quarto di secolo dopo. Però la mia formazione scolastica è quella di
ufficiale di macchina della marina mercantile e i primi anni della mia vita
lavorativa sono trascorsi proprio su navi passeggeri di linea.
Per
costruire il modello, ho dovuto fare una grande quantità di ricerche.
All’epoca le informazioni erano ancora poche e quello che trovavo era tutto in
bianco e nero.
Ho fatto appello
a tutta la mia esperienza di modellista e di ex marittimo e ho cercato di
avvicinarmi il più possibile alla realtà. Certo che quando J. Cameron decise
di realizzare il film trovò molte più notizie di me. E’ evidente che poté
disporre di mezzi ben più potenti dei miei.

Arredamento
interno del modello:
Sala fumatori di prima
classe al ponte A
Ma veniamo
alle “considerazioni” anche se, per ragioni di spazio, mi devo limitare alle
più curiose.
La
nave affondata non era il Titanic ma la gemella Olympic.
Nulla di più cervellotico. Il Titanic era diverso dal suo gemello più anziano.
Aveva subito importanti modifiche ai ponti A e B con ampliamento di locali e
cabine che ne aumentarono la stazza (volume dei locali chiusi della nave). Le
foto che Robert Ballard ha scattato al relitto confermano queste modifiche. Il
fatto è confermato anche dalle numerose foto dell’Olympic che, con colore
mimetico, prestò servizio come trasporto truppe durante la prima guerra
mondiale.
La
nave non sarebbe affondata se non avesse cercato
di accostare
per evitare l’ostacolo.
Questo è possibile. Non si può escludere che un impatto di prua avrebbe
interessato meno di cinque compartimenti stagni. La nave era, infatti,
progettata per rimanere a galla con quattro compartimenti allagati. Ma è facile
dirlo con il senno del
poi. Io
comprendo e rispetto la decisione dell’ufficiale di guardia che, nel-l’emergenza,
ha cercato di fare tutto il possibile per evitare l’ostacolo. Purtroppo è
andata male. La nave era molto grande. La capacità di evoluzione e la
possibilità di invertire la rotazione delle eliche erano limitate. Lo spazio a
disposizione era terribilmente ridotto.
La
nave è affondata a causa della scadente qualità del materiale impiegato.
Questo è vero. L’acciaio impiegato, soprattutto per i chiodi, diventava
fragile alle basse temperature e mal sopportava la trazione. Quando lo scafo
strusciò contro la parte immersa dell’iceberg, le lamiere furono spinte verso
l’interno. Nei punti dove erano contrastate dalle ordinate (costole)
rientrarono di meno. Nei tratti fra le ordinate rientrarono di più. In questo
movimento i chiodi che “cucivano” fra loro le lamiere saltarono lasciando
liberi i fori e consentendo alle lamiere di allontanarsi fra loro. Tenuto conto
del tempo che ha impiegato la nave
ad affondare e la capacità di evacuazione dell’acqua che la sala macchine ha
comunque conservato, è stato calcolato che nella carena, su una lunghezza di un
centinaio di metri, si siano aperte vie d’acqua per un totale di un metro
quadrato.
L’evoluzione
della nave, ovvero l’accostata a sinistra, sono state pregiudicate
dall’inversione del senso di rotazione delle eliche.
Qui credo di poter dire qualcosa di più grazie al fatto che nella mia pur breve
carriera come ufficiale di macchina (poi ho cambiato mestiere) ho conosciuto
praticamente tutti i tipi di propulsori navali: grandi motori endotermici a due
e quattro tempi, turbine, motrici alternative. Sul Titanic erano montate 29
caldaie a carbone a tubi di fumo. 24 di queste erano bifronti. Questo significa
che c’erano 189 forni. Al momento della collisione quasi tutte le caldaie
erano in funzione. Il vapore prodotto dalle caldaie entrava in due motrici
alternative a vapore a quattro cilindri. Il vapore, dopo aver lavorato in queste
due macchine, entrava in una turbina di bassa pressione che azionava l’elica
centrale. La nave non ha i freni come un’automobile. Per fermarla bisogna
chiudere il vapore che proviene dal locale caldaie, invertire la posizione dei
cassetti di distribuzione delle motrici alternative e intercettare la turbina di
bassa pressione. Le eliche, però, continuano a girare trascinate dall’inerzia
della nave.

Ambientazione
e invecchiamento di una foto del modello del Titanic.
Poi
bisogna riaprire il vapore (controva-pore) in modo che forzi sugli
stantuffi fino a far fermare la macchina e consentirle di ripartire in senso
contrario. Per quanto riguarda il vapore prodotto dalle caldaie immaginate cosa
significa chiedere ai fuochisti di ridurre di colpo la produzione del vapore con
caldaie a grande inerzia termica come le caldaie del Titanic. L’unica cosa che
può essere fatta rapidamente è l’arresto dell’aria immessa nei forni, ma
poi bisogna togliere il carbone che continua a bruciare. Con le caldaie a nafta
basta chiudere la valvola di immissione della nafta provvista, proprio per
questi casi, di una leva di chiusura rapida. Tutto questo per dire che, secondo
me, al momento della collisione le macchine stavano ancora girando avanti e
avevano di poco ridotto la loro velocità. Dubito che questo fatto abbia
influito in maniera significativa sulla capacità di manovra della nave.
Bisognava
lasciar stare il relitto del Titanic. Qui
sono d’accordo con Robert Ballard. Il ricercatore americano, dopo aver
dimostrato la validità della tecnica impiegata, lasciò sul relitto una targa
ricordo. Chiese che il relitto fosse considerato una tomba da non profanare.
Purtroppo, negli anni successivi, si susseguirono incursioni che danneggiarono
quanto rimane del Titanic.